«Dobbiamo aggiornare il sito, è da anni che non lo facciamo.»
«Sì ragazzi, avete ragione, è davvero una merda, so che faccio schifo, vi prometto che lo faccio.»
«Il cliente STOCAZZO ci ha chiesto se abbiamo uno showreel.»
«Ora ti mando un paio di link su YouTube che secondo me fanno al caso loro, oltretutto con diverse soluzioni di budget.»
«Vedi? Se avessimo una presentazione come ce l'hanno tutti…»
«La facciamo, la facciamo, fidati.»
«E anche su Insta dovremmo fare qualcosa, un po' di backstage.»
«Vero, ma questa cosa costa. E parliamo di un canone mensile, pure bello alto dato quello che facciamo, noi non siamo produttori di bulloni. E costa lo stesso anche se ce lo facciamo da soli. Ma tu li vedi come sono i nostri set? Hai tempo di farti le stories e i vlog? Ma non escludo, dai. Arriverà il tempo…»
Spoiler: non lo farò mai, non c'ho voglia. E comunque non c'ho voglia di farlo così. Come un adempimento o — peggio — come un pavone che deve mostrare le sue piume migliori per scopare la pavonessa.
Da troppo tempo — mi piacerebbe dire settimane ma in realtà temo siano anni — sto riflettendo con angoscia sull'argomento delle "credenziali". Tutti chiedono credenziali. Che lavori hai fatto e addirittura "per quali clienti". E in un mondo che funziona potrei pure trovarlo giusto e sacrosanto: hai fatto i compiti, ti do un bel voto. Un voto in cash, diciamo…
Quindi noi tutti passiamo parte della nostra vita, spesso anni — almeno nel mio caso — ad accumulare credenziali, pure prestigiose, esponendoci a fare gli stra-chinotti a quanti ci dicono "ma vuoi mettere lo showreel che ti fai, trattami bene". E poi, quando sei pieno di credenziali, ti contatta una dannata merceria del cazzo — con rispetto parlando — e ti fa: "Sì, ok, tutto bello, ma voi avete un'esperienza specifica con le mercerie?". "No signora, grazie al cielo non ce l'abbiamo, porca di quella puttana, se no staremmo sotto i ponti!"
Ma lasciamo la merceria per un attimo. Perché comunque resta un problema di fondo: noi non siamo i nostri clienti e neppure i nostri lavori. Nascondersi dietro di essi, farsi precedere dal prestigio altrui non è forse la maschera perfetta delle nostre incapacità, l'alibi per non dover più dimostrare, talvolta la botta di culo spacciata per merito?
Ma parliamo del "dicono di noi". L'ho sempre trovata un'incoerenza cristallizzata, almeno per chi fa comunicazione. Far comunicare te stesso da chi ti ha ingaggiato per comunicare se stesso meglio di come avrebbe fatto da solo non suona un po' strano? Tipo: "What?", "Why?".
E veniamo al posizionamento. Come facciamo a essere competitivi in un mercato, quello della comunicazione, in cui le competenze sono diventate letteralmente — e uso "letteralmente" in modo letterale — la salsa con cui accompagniamo la pietanza principale, cioè la millanteria?
La verità, caro cliente o aspirante tale, è che questa "danza delle referenze" dice poco sulla mia adeguatezza ad occuparmi della tua richiesta, e tanto sulla tua competenza nel selezionare fornitori e partner. Voglio aiutarti a guarire, non ammalarmi con te.
Non voglio fare gare "al prezzo più basso", non voglio fare gare "a chi millanta di più", non voglio fare gare di nessun tipo, se non quella della "trasparenza" e della capacità — inteso che questa, ovviamente, si può misurare solo "dopo", mai prima.
Così, da questo travaglio interiore, è nato il nuovo sito di M&C Media.
Enjoy.